Covid 19. Sospensioni dal lavoro, per la Consulta legittime le restrizioni sui non vaccinati

Nuovi scenari sulla vicenda delle restrizioni adottate dal Governo durante l’emergenza sanitaria del covid 19. La Corte Costituzionale, organo supremo di garanzia della legittimità costituzionale delle leggi dello Stato, con la sentenza n. 199 del 23 dicembre scorso, ha, infatti, dichiarato che l’obbligo introdotto tra il 2021 e il 2022 per l’accesso ai luoghi di lavoro, prima tramite certificazione e poi con un vincolo rafforzato per gli ultra 50enni, non viola la Costituzione.( leggi il testo integrale della sentenza )

Secondo i giudici della Consulta, che hanno giudicato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Catania, tali misure hanno perseguito finalità legittime come la tutela dei soggetti ritenuti più fragili, il contenimento del carico ospedaliero e la riduzione della circolazione del virus.

La sospensione dal lavoro, con l’interruzione della percezione dello stipendio, sono dipese, insomma, da scelte individuali dei lavoratori e non sono giudicate lesive del diritto al lavoro né della dignità personale.

Una sentenza che, come sostiene l’avvocato Roberto Martina, intervistato da Byoblu – la TV dei Cittadini, apre nuovi scenari problematici.

Secondo l’avvocato, come si legge sul sito di Byoblu,”la sentenza introduce un elemento inedito e inquietante: la possibilità di giustificare un trattamento obbligatorio non più solo in base al beneficio diretto per il singolo o alla protezione effettiva degli altri, ma anche in funzione dell’alleggerimento del carico del Servizio sanitario nazionale. Un passaggio che, di fatto, amplia i criteri finora indicati dalla stessa giurisprudenza costituzionale.

Un secondo punto critico riguarda l’assimilazione automatica degli ultracinquantenni a una categoria fragile, senza una base scientifica individualizzata. Una scelta che appare come un tentativo ex post di legittimare un provvedimento che già all’epoca mostrava evidenti profili di arbitrarietà.

Sul piano più generale, si evidenzia uno slittamento dal principio personalistico a una logica utilitaristica, nella quale il sacrificio di alcuni può essere ritenuto accettabile in nome di un presunto beneficio collettivo. Un’impostazione che finisce per normalizzare la compressione della dignità della persona, arrivando ad avallare l’imposizione di un trattamento autorizzato in via emergenziale e ancora sperimentale al momento della sua introduzione”.

Sulla vicenda delle sospensioni dal lavoro e dal diritto allo stipendio, allo stato attuale, in Italia, ci sono migliaia di procedimenti giudiziari in corso, o già conclusi, con ricorrenti ai quali i tribunali hanno, già, riconosciuto il diritto al risarcimento. Adesso, con la sentenza della Corte Costituzionale, si rimette tutto in discussione.

(foto: archivio siracusa2000)

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