
Si allunga sempre più l’elenco dei negozi che, anche a Siracusa, abbassano la saracinesca per non riaprire mai più, uccisi da una crisi economica dilagante, che passa per i costi di gestione, ormai insostenibili, l’abusivismo, la concorrenza spietata dei grossi centri commerciali e del commercio online.
“Ogni saracinesca che si abbassa è un pezzo di storia che sparisce e una luce che si spegne per la sicurezza e la vivibilità dei nostri quartieri”. Lo sostiene Feditalimprese che, quotidianamente, raccoglie lamentele e preoccupazioni di artigiani, imprenditori e commercianti, in condizioni di agonia irreversibile e destinati alla chiusura. Ci vuole, insomma, una terapia forte ed urgente per risollevare le sorti del commercio di vicinato e dell’economia locale.
“Se non rendiamo questi settori attrattivi per i giovani” – dice Luciano Avola, vicepresidente di Feditalimprese Siracusa – “rischiamo di perdere competenze, mestieri e tradizioni che non possono essere recuperati”. Per Avola servono “politiche concrete, non annunci, e un vero confronto con le associazioni di categoria per costruire soluzioni efficaci”.
Riguardo allo stanziamento di 13,5 milioni di euro, da parte del governo regionale, bisogna che questi fondi arrivino in maniera veloce, senza le solite lungaggini della burocrazia.
“Non possono essere un miraggio” – incalza Avola – “o, peggio, un ‘aiuto a pioggia’ che si disperde nei meandri dei criteri di Irfis FinSicilia. Chiediamo che queste risorse siano lo strumento per un vero rilancio e non l’ennesimo flop di un sistema che non riesce a dialogare con chi sta in trincea ogni giorno”, chiosa Luciano Avola.
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