
In Italia, le lingue regionali, compreso il dialetto siciliano, si usano sempre meno. Lo conferma l’Istat nel rapporto che si riferisce ai dati del 2024. Dati che preoccupano fortemente le AUCLIS – Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana, che richiama l’attenzione sul fatto che l’Italia, pur essendo “una nazione con un patrimonio linguistico tra i più ricchi d’Europa”, rischia di “perdere tanta ricchezza culturale a causa del pressoché totale immobilismo istituzionale in materia di politiche linguistiche volte alla rivitalizzazione delle lingue regionali”.
Secondo l’AUCLIS, si tratta di “un vero e proprio segnale d’allarme per l’insieme delle lingue locali italiane. Tutte le lingue regionali, compresa la lingua siciliana” – sottolineano le associazioni – “sono ormai a rischio di estinzione nel giro di alcuni decenni se non si interviene con politiche serie e strutturali”.
La richiesta è quella di un intervento legislativo che riconosca tutte le lingue regionali e che dia possibilità di tutelarle e promuoverle secondo le indicazioni della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie che, grazie a tale nuova legge, sarebbe finalmente attuata.
Il report dell’ Istat vede al primo posto la Calabria, regione dove più si parla il “dialetto” in famiglia con il 64% (-4,6 punti rispetto al 2015), poi la Sicilia con il 61,5% (-7,3 punti), la Campania con il 61% (-14,2 punti), seguita dal Veneto con il 55,3% (-6,7 punti). Nell’uso del dialetto con gli amici, la Sicilia scivola, però, al terzo posto, dopo Campania e Calabria e nell’uso con gli estranei addirittura al quarto, dopo Campania, Calabria e Veneto.
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