
In Sicilia fare il pieno di carburante costa più caro che nel resto d’Italia. Lo sostiene la CNA Fita regionale, che denuncia una “tempesta perfetta” determinata dalla concomitanza di due fattori: l’impennata dei prezzi legata al conflitto in Iran e il braccio di ferro in corso presso la raffineria Isab di Priolo.
Una “stangata” per le famiglie e, ancor più per il settore dell’autotrasporto merci e persone, già provato dalle tensioni internazionali e da una vicenda giudiziaria tutta interna all’Isola.
Secondo le stime della CNA, nel breve termine l’aumento del carburante può incidere per circa 3 mila euro aggiuntivi per singola impresa, ma se la crisi dovesse perdurare si potrebbe arrivare a superare i 15 mila euro. “Di fronte a questa emergenza” – afferma Salvatore Ranno, presidente di CNA Fita Sicilia – “non possiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti o di promesse vaghe. Chi governa” – incalza – “deve assumersi le proprie responsabilità con posizioni chiare e misure urgenti. Il settore dell’autotrasporto è strategico per l’economia dell’Isola e non può essere lasciato solo”, conclude.
A livello nazionale, CNA Fita ha già richiesto al Governo un credito d’imposta straordinario, da finanziare con l’extra gettito IVA. Ma per la Sicilia, la situazione richiede interventi aggiuntivi e mirati.
(foto: immagine siracusa2000)
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