Riceviamo e pubblichiamo. Siracusa retrocesso in D, a mente serena … il mio sfogo finale

Il giorno dopo e a mente serena, la mia riflessione finale sulla retrocessione del Siracusa calcio. L’anno calcistico 2025/2026, che ha visto il nostro Siracusa calcio, dopo ben sei anni di campionato dilettantistico, partecipare al campionato professionistico di serie C, lo possiamo annoverare, per analogia, al genere televisivo dei thriller, dove, gli spettatori, nel nostro caso noi tifosi, siamo rimasti col fiato sospeso, fino all’ultima partita di campionato, per conoscere l’epilogo dell’infausto destino in serie C che ci ha visto, agli occhi di tutti, tra i protagonisti nel senso più negativo dell’accezione del termine.

Un campionato che ci ha mantenuti desti e ansiosi sin dal suo inizio, con momenti di alta tensione, sconforto e rabbia. Una lenta agonia che è iniziata dalla prima partita di Coppa Italia contro il Foggia e che si è protratta, senza soluzione di continuità, fino alla partita di ieri a Trapani. Il cuore dell’indomito Siracusa ha cessato di battere; è finita la sofferenza del malato terminale e di chi lo ha, amorevolmente, assistito.

Su 38 partite giocate: appena nove vittorie, di cui solo una in trasferta, dieci pareggi e diciannove sconfitte. Numeri impietosi, aggravati dagli undici punti di penalizzazione che ci sono stati inflitti e da una situazione societaria disastrosa da cui era difficile uscirsene. Fatti extra calcistici che hanno ulteriormente condizionato il cammino del nostro sciagurato campionato. Il de profundis è stato scritto!!!!!!! Complimenti, a chi, tutto questo, avrebbe, forse, potuto evitarlo!!!!!!!!!!!! .A questo punto non ci resta altro che accettare la situazione e, metaforicamente, “piangere” sul danno fatto e accommiatarci con dignità dalla serie C ; facciamocene una ragione.
Chapeau a tutti quei tifosi che hanno sostenuto, moralmente e materialmente, fino alla fine i nostri colori. In momenti come questi è difficile trovare parole adatte, in questa città siamo evidentemente destinati a soffrire.
Noi tifosi azzurri che a scatola chiusa (senza alcun calciatore, senza nessuna certezza, coi problemi che iniziavano a spuntare uno dopo l’altro..) eravamo riusciti a sottoscrivere circa milleottocento abbonamenti raggiungendo quasi uno storico record e garantendo al De Simone la presenza costante di oltre tremila presenze sugli spalti, non meritavamo di assistere ad un epilogo avvilente, per non dire indecente del campionato appena terminato. La retrocessione in serie D è un brutto rospo da ingoiare. Sono ritornati gli spettri del passato. La storia del Siracusa calcio dal 1953 ad oggi, si è ripetuta.
Il futuro? non sappiamo cosa accadrà, due cose però sono eterne, lo scudo che portiamo nel cuore e la nostra meravigliosa tifoseria che lo ha sempre onorato. L’ennesimo colpo al cuore inferto a noi tifosi che non lo meritavamo affatto. Un atto di tradimento, soprattutto, nei confronti dei giovanissimi tifosi azzurri e le loro rispettive famiglie che credevano nel presidente Ricci, nel suo progetto e nei suoi valori.

Il nostro blasone azzurro che è stato infangato dall’infamia di una retrocessione inaspettata, qualcuno sostiene, pilotata; una città illusa. Tanti tifosi attempati come me, forse, non metteremo più piede allo stadio. Chi ha tradito il nostro orgoglio, la nostra fede, la nostra identità e la nostra passione per la maglia e il blasone azzurra, non merita il nostro rispetto, ma solo disprezzo. È certamente un giorno triste per la storia della Siracusa calcio, per noi tifosi e per tutti quelli che a questa maglia tengono: abbiamo sperato e voluto che questo giorno arrivasse il più in là possibile e ci abbiamo messo l’anima per farlo.Le vittime inconsapevoli di questo infausto epilogo siamo stati noi tifosi,sempre presenti nel bene e nel male e che chiedevamo solo chiarezza e programmazione, visto che, anche da ultimi in classifica, siamo stati sempre presenti in massa ogni qualvolta la nostra squadra ha giocato dentro e fuori le mura amiche. Questo è stato l’aspetto disarmante di quanto accaduto.

Potevamo, insieme, mettere una pezza alla situazione e, forse, l’epilogo sarebbe stato diverso. E, invece, no. Il sig. Ricci, ostinatamente, ha preferito tacere. Nel suo egocentrismo ci ha schifati, rifiutando ogni qualsivoglia collaborazione, col risultato che è agli occhi di tutti.
E pensare, che, l’anno scorso, quan
do si vinse il campionato di serie D, noi tifosi, avevamo tanta fiducia in lui e qualcuno invocò, persino, di conferirgli la cittadinanza onoraria !!!
Sapevamo di dover soffrire per la permanenza in serie C, ma che il campionato ci fallisse in questo modo era impensabile. Retrocedere per i veri tifosi del Siracusa di vecchia data non è un dramma. Ci è capitato un mucchio di volte nella nostra storia, abbiamo conosciuto tutte le categorie, il problema è stato il modo. “Siamo sempre stati al fianco di questa squadra e di questa società anche quando abbiamo perso undici partite di fila ed eravamo ultimi in classifica e, dunque, caro presidente Ricci non volevamo da parte sua riconoscenza, ma solo rispetto e dignità. Siamo, invece stati contraccambiati col suo voltarci le spalle e tacere.
E’ stato bellissimo ed emozionante seguire gli ultimi due anni di campionato di serie D, rivedere tanta gente che non metteva più piede allo stadio, godere delle vittorie e riappropriarsi dell‘orgoglio perduto di noi tifosi aretusei, ma nessuno avrebbe potuto mai immaginare di vedere vanificar il tutto come una bolla di sapone nel giro di appena nove mesi dalla conclusione dei festeggiamenti per la promozione in serie C.
Una situazione paradossale, inimmaginabile.

Passata l’amarezza e a mente serena.
Dopo ben sessant’anni di frequentazione dello stadio Vittorio Emanuele III, oggi Nicola De Simone, come tifoso azzurro cedo le armi e mi colloco in “Pensione Volontaria”. La speranza di un futuro migliore del calcio siracusano è, però, nelle mani delle nuove generazioni che non devono mai perdere la speranza con l’augurio che possano vedere, in futuro, il Siracusa calcio calcare campi più prestigiosi di quelli semiprofessionistici e dilettantistici.

Soddisfazioni che io, e tanti altri tifosi attempati come me, non hanno avuto. Con molta sincerità e amarezza dico che mi sono rotto le scatole assistere dal 1953 ad oggi sempre alla stessa “Commedia”. Il Siracusa calcio me lo porterò nel cuore, fino alla morte, ma non metterò più piede allo stadio. così ho scritto e così ho deciso. (Giuseppe Scandurra)

(foto: archivio siracusa2000)

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