
L’abbraccio di Papa Leone XIV ai malati, durante la sua visita alla città e al Santuario della Madonna di Pompei, ha commosso la folla e trasformato gesti semplici in un segno universale di amore. In quell’incontro silenzioso, fatto di carezze, ascolto e sguardi, molti hanno riconosciuto qualcosa che andava oltre la presenza del Pontefice: la tenerezza del Padre che raggiunge ogni ammalato nel mondo, anche quelli lontani, nascosti, soli.
Il Papa si è fermato a lungo tra le persone sofferenti, senza fretta, come se ciascuno fosse l’unico. Un gesto che ha restituito dignità, consolazione e speranza, ricordando che la Misericordia non è teoria, ma vicinanza concreta.
“Santità, oggi il Suo abbraccio è stato anche per me e per tutti i malati che sentono forte la Sua vicinanza. Come Le ho già scritto in una lettera – che sembra essere giunta a Lei – la città di Siracusa, il Santuario della Madonna delle Lacrime e le periferie La attendono con il cuore aperto. Sarebbe una gioia immensa poterLa accogliere nella nostra terra benedetta, dove tanti malati e famiglie desiderano incontrare il Suo sguardo di Padre. La Sua visita potrebbe inoltre rappresentare una nuova pagina per questa terra, un risveglio morale e dei cuori che la città, troppo intorpidita e quasi indifferente al grido degli ultimi, aspetta da tempo”.
L’invito arriva da Salvatore Bisicchia, malato di SLA e autore del libro “SLA: Solo Lui può Aiutarci” che è arrivato in Vaticano sulla scrivania del Pontefice.
Bisicchia dal suo letto di sofferenza vuole gridare al mondo intero la forza della Misericordia del Padre che ha nel successore di Pietro la sua più alta espressione.
Un invito che nasce dalla gratitudine e dalla fede, e che molti siracusani già sentono come proprio.

