
“Siracusa, città di luce e di acqua” è lo slogan che è stato utilizzato per celebrare il riconoscimento della nostra città come patrimonio Unesco. C’è un paradosso immenso tra questo slogan e quello che è accaduto ed accade oggi a Siracusa. Di quale acqua stiamo parlando? Quella dell’abbassamento del punto piezometrico delle falde acquifere che hanno determinato una insalizzazione dei pozzi tali da rendere l’acqua emunta con valori di cloruri quattro volte superiori rispetto alla normativa, quella salmastra e dura impossibile da bere, quella, tantissima, persa nella rete colabrodo di distribuzione, quella che non arriva nelle case dei siracusani a causa delle rotture continue sul sistema di adduzione dei serbatoi, quella che delle poche casette dell’acqua, in molti casi e spesso non funzionanti o lasciate in condizioni di incuria o quella acquistata a caro prezzo da siracusani?
“Siracusa, città di luce e di acqua”. Che fine ha fatto l’acqua pubblica che ha caratterizzato da millenni la nostra città? L’acqua che sta alla radice del nome Siracusa, quella del mito greco di Aretusa e Alfeo, quella dei bagni ebraici, degli ipogei dove l’acqua veniva incanalata, quella dell’ Acquedotto Galermi, un miracolo di ingegneria romana.

“Siracusa, città di luce e di acqua”. L’acqua pubblica di Siracusa è finita sul tavolo di una partita di potere, di una logica spartitoria, di un paradosso burocratico, di una scontro giudiziario, di un blocco degli investimenti, di impossibilità di richiedere finanziamenti a bandi Pnrr ed europei, di una speculazione economica perpetrata ingiustamente ai danni della cittadinanza, che non permette nemmeno di eseguire la manutenzione ordinaria e le riparazioni d’emergenza, in un incrocio/scontro pericoloso per la città che vede protagonisti Siam, Aretusacque, il commissario Ati, sindaci di comuni a favore della società mista pubblico-privata e sindaci che sostengono la gestione in economia, diretta del Comune. Una gestione idrica della città rimasta intrappolata nelle aule dei tribunali del Tar e del Cga.
Tutto ciò ha avuto e avrà l’effetto di incrementare i costi per i cittadini, di ridurre la qualità e la qualità del Bene pubblico, collettivo, non negoziabile, fondamentale per la nostra vita e per la nostra città.
Eppure la normativa attuale sull’acqua potabile, il D.Lgs 18/2023 e il D.Lgs 102/2025, impongono obblighi stringenti che per Siracusa, nello stato in cui si trova, rappresentano una sfida enorme. Dai parametri indicatori della qualità dell’acqua, al piano di Sicurezza dell’acqua per l’intera filiera (dalle falde, ai grandi serbatoi, al rubinetto del cittadino), dall’obbligo di valutare le perdite strutturali della rete e attivare immediatamente piani drastici di riduzione dello spreco, all’obbligo di trasparenza con il diritto dei cittadini di ricevere informazioni chiarissime aggiornate, anche in bolletta, sui livelli di purezza dell’acqua del proprio rubinetto, all’obbligo di promozione dell’uso dell’acqua di rubinetto nei locali pubblici e nelle mense (rendendo ovviamente, prima, l’acqua di Siracusa idonea all’idratazione umana).
Per tutto questo e tanto altro, Europa Verde Siracusa – AVS parteciperà all’incontro di venerdì 29 maggio, convocato dal Forum Provinciale per l’acqua pubblica nella sede dell’associazione “Il Cerchio” di via Armando Diaz. (Salvo La Delfa, Coportavoce provinciale di Europa Verde Siracusa – Alleanza Verdi e Sinistra AVS)
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