Sembra ieri. Eppure, sono trascorsi ben ventidue anni da quando un gruppo di operatori culturali modicani si sono riuniti (era il 2004) per poi dare linfa vitale ad una realtà che, nel tempo, non solo ha varcato i confini iblei ma anche quelli regionali e internazionali attivando collaborazioni con enti, associazioni e fondazioni impegnate nella promozione della cultura. Stiamo parlando del “Caffè letterario Salvatore Quasimodo” di Modica che nel corso di questo lungo periodo si è connotato, con le sue stagioni culturali, quasi come una sorta di “Agorà nella città di Modica”, come ama definirlo, in maniera affettuosa, lo scrittore e poeta modicano Domenico Pisana nella sua qualità di presidente del “Caffè letterario”.
Una partecipazione aperta a tutti e col precipuo obiettivo di riflettere sui grandi temi della letteratura e della poesia, della narrativa, della storia e della memoria del territorio e oltre, tracciando un profondo solco verso una cultura intesa come sistema di pensiero e di creatività finalizzato a costruire una letteratura d’umanità in grado di ricomporre le relazioni umane.
Il prossimo ottobre si riaccenderanno i riflettori sul “Caffè letterario Quasimodo” di Modica, che inaugurerà la sua XXII Stagione culturale. Dunque, un traguardo straordinario per un’associazione che ha saputo essere crogiuolo di scrittori, poeti, artisti (e non solo).
Abbiamo rivolto alcune domande al presidente Domenico Pisana, poeta, scrittore e critico letterario, nonché anima e motore di questa longevità culturale.

Presidente Pisana, ventidue stagioni sono un bel traguardo per un circolo culturale. Come spiega questa longevità del Caffè Quasimodo? «Il segreto credo stia nella passione e nella gratuità dell’impegno. Quando abbiamo iniziato, ventidue anni fa, volevamo creare una Agorà, uno spazio di libertà intellettuale, un luogo dove la cultura non fosse d’élite, ma un “pane quotidiano” da condividere con la gente. La longevità la dobbiamo anche alla nostra capacità di ascolto: il Caffè non ha mai imposto pacchetti preconfezionati, ma ha intercettato le vibrazioni del territorio, coniugando la memoria dei grandi autori siciliani e della grande letteratura con i linguaggi della contemporaneità, la saggistica, l’arte e la musica. E poi, il pubblico: la fedeltà dei cittadini modicani e oltre è stata la nostra vera linfa».
In quanto poeta e critico, lei vive la parola da una duplice prospettiva. In che modo questa sua sensibilità personale ha influenzato le scelte dei cartelloni culturali in questi anni? «La mia attività di poeta e critico mi aiuta a guardare ai testi e agli autori con un occhio che cerca l’autenticità. Nella scelta degli ospiti e delle opere da presentare, ho sempre cercato di evitare le logiche dello spettacolo e puramente commerciali. Il mio obiettivo è dare spazio alla “qualità della scrittura” e alla forza del messaggio. Da critico cerco lo stile, la forma e il valore del linguaggio; da poeta cerco l’emozione e l’umanità. Questo binomio si riflette negli incontri del Caffè Quasimodo: non facciamo semplici presentazioni di libri, ma veri e propri approfondimenti in cui l’autore si mette a nudo di fronte al pubblico».
Il Caffè porta il nome di Salvatore Quasimodo. Come si riesce, dopo ventidue anni, a mantenere viva la lezione quasimodiana senza rischiare di cadere nella celebrazione museale o nostalgica? «Questa è stata una sfida costante. Quasimodo non è un monumento di marmo da spolverare, ma rimane un poeta di una modernità sconvolgente. La sua riflessione sull’uomo, sulla guerra, sul dolore e sul legame con la terra d’origine parla direttamente al nostro presente. Noi cerchiamo di attualizzarlo ponendo la sua opera in dialogo con le problematiche odierne – la crisi dei valori, i conflitti globali, la ricerca di senso – e offrendo spazio ai giovani scrittori e poeti che, idealmente, continuano quel viaggio nella parola che Quasimodo ha tracciato».
Ci può dare qualche anticipazione sulle linee guida o sui temi portanti di questa XXII Stagione che prenderà il via a ottobre? «Anche quest’anno il cartellone sarà variegato e multidisciplinare. Manterremo la nostra tradizionale attenzione alla poesia e alla narrativa contemporanea, ospitando autori siciliani come la poetessa catanese Marilina Giaquinta e la scrittrice siracusana Gioia Pace; daremo spazio alla grande Letteratura parlando, in prossimità delle feste natalizie, del Natale in Manzoni, Pomilio, Merini, Quasimodo e Saba. Continueremo a valorizzare le “contaminazioni”, alternando la parola letteraria con momenti musicali e mostre d’arte e fotografiche di Guido Cicero e Marcello Guarrasi. Quest’anno daremo spazio al teatro con degli appositi appuntamenti curati dall’attore e regista Alessandro Sparacino, il quale riprendendo la strada tracciata dal padre Giorgio, che è stato un grande attore protagonista nella storia del Caffè Quasimodo, sta continuando a valorizzare, col suo “Spazio Cultura”, la letteratura siciliana e dialettale, riletta con sensibilità moderna e rigore filologico, facendo del teatro un luogo in cui la comunità modicana può specchiarsi e riconoscere la propria identità storica e antropologica. L’apertura di questa XXII stagione sarà dedicata alla Musica, e precisamente alla presentazione di un’opera musicale del M° Lino Gatto, Direttore artistico del Caffè Quasimodo, dal titolo “Alhambra Evocacìon” che uscirà a settembre».
Se dovesse guardarsi indietro, qual è il ricordo più bello o l’incontro che le è rimasto più impresso di queste ventuno edizioni passate? E quale, invece, il sogno non ancora realizzato? «Nel ripercorrere le ventuno edizioni del Caffè Letterario Quasimodo, un ricordo emerge con forza: il 10 novembre 2018, quando l’Auditorium Pietro Floridia di Modica ospitò la tappa siciliana del 2° Premio Europeo “Clemente Rebora”, nell’anno del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Salvatore Quasimodo. La città divenne un vero crocevia internazionale della poesia, accogliendo autori da tutta Italia e da diversi Paesi europei e mediterranei, tra cui Spagna, Grecia, Romania e Giordania. Tra gli ospiti, le poetesse Elisabetta Bagli e Sofia Skleida, insieme ai poeti del circolo e a numerosi studenti modicani. Nel corso degli anni, il Caffè Quasimodo ha dedicato numerosi incontri alla Letteratura modicana, valorizzando figure come Salvatore Puma, Giovanni Ragusa, Raffaele Poidomani Moncada, Giorgio Battaglia, Renato Civello e molti altri protagonisti della cultura iblea. Tra i desideri per il futuro, l’idea di una Residenza Poetica Internazionale a Modica, luogo di incontro per autori da tutto il mondo, resta un sogno che richiederebbe il sostegno di sponsor e delle Istituzioni. Concreto invece l’impegno verso i giovani: le dodici edizioni del Premio di Poesia “La terra impareggiabile” hanno coinvolto centinaia di studenti della provincia di Ragusa, confermando la loro autentica sete di bellezza e di parola».
Un’ultima domanda. In un’epoca dominata dal digitale e dalla velocità, che valore ha, oggi, trovarsi fisicamente in un Caffè Letterario a parlare di libri? «Ha un valore a mio avviso importante. Il “Caffè letterario Quasimodo” di Modica è resistenza culturale. In un mondo in cui tutto si consuma in un “clic” e le relazioni sono spesso filtrate da uno schermo, sedersi vicini, guardarsi negli occhi, ascoltare una voce dal vivo e applaudire insieme significa recuperare la nostra umanità più profonda. La cultura non è spettacolo, ha bisogno di lentezza, di respiro, di presenza fisica. Il Caffè Quasimodo vuole continuare a essere proprio questo: un’oasi di incontro e di pensiero lento in mezzo al rumore del mondo. In fondo, ventuno anni di Caffè Quasimodo ci hanno insegnato che la cultura nelle sue varie forme (poesia, narrativa, saggistica, storia, arte, musica, teatro) non è un semplice esercizio di stile o un ricordo del passato, ma un’esigenza dell’anima. Il nostro impegno per il futuro è continuare a fare di Modica un faro di bellezza, un luogo in cui le parole abbattano i confini e, allo stesso tempo, accendano nei nostri giovani la scintilla del pensiero critico e della passione. Finché ci sarà una poesia, un romanzo, una mostra, una musica, una performance teatrale da condividere, il nostro viaggio continua. Grazie a chi ha camminato con noi in questi ventuno anni e continuerà a farlo». (Giuseppe Nativo)
(foto: D. Pisana-direttore Caffè Letterario Quasimodo)
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