“Fase 2”, dal 4 maggio Sante Messe ancora a porte chiuse. Ma la CEI non è d’accordo

“Sono allo studio del governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto” Così aveva detto, appena 3 giorni fa, il ministro dell’Interno, Lamorgese, in una intervista rilasciata al quotidiano Avvenire, alla luce delle interlocuzioni tra la segreteria generale della CEI, il Viminale e la presidenza del Consiglio. Eppure, ciò nonostante, le  nuove prescrizioni della “fase 2”, presentate questa sera dal premier Conte, hanno escluso la possibilità di celebrare Messa con l’assemblea del popolo, limitandosi solo ad autorizzare i funerali con un numero ristretto di partecipanti. La Conferenza dei Vescovi non ci sta e rivendica la responsabilità della chiesa, “chiamata ad organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma  nella pienezza della propria autonomia”. ”I vescovi italiani – si legge in una nota ufficiale – “non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti” – scrive la CEI  – “che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare” – conclude  – “la vita sacramentale”. Alla luce di questa forte presa di posizione della Conferenza Episcopale Italiana, non è escluso che prima della sua entrata in vigore, cioè il 4 maggio, il nuovo DPCM possa subire sensibili modifiche.

(foto: archivio siracusa2000)