
L’Istat con i sui dati sull’occupazione evidenzia una crisi sociale, che acutizzata dall’emergenza epidemiologica sembra, anche in presenza del blocco dei licenziamenti, ormai fuori controllo.
Nel 2020 hanno perso il lavoro 444 mila persone, altri 101 mila sono i posti di lavoro persi nel solo mese di gennaio 2021.
Probabilmente questi dati drammatici, che non sono solo una raffigurazione statistica, ma nascondono il dramma di uomini e donne in carne ed ossa, sfuggono completamente alla discussione politica ed istituzionale in corso da qualche mese nella nostra regione, sulla spartizione dei soldi del Recovery Fund, su investimenti da realizzare, su un riposizionamento industriale in versione green delle utility del petrolio e della chimica e di (PNRR).
Dopo l’incontro che si è tenuto il 24.03.2021, in notevole ritardo sulla “roadmap” del governo, alla presenza del presidente della Regione rimane ancora la sensazione che ci sia l’interesse a soddisfare unicamente gli appetiti economici delle imprese industriali e di un posizionamento politico poco attento alle istanze del territorio.

Una riunione che è stata caratterizzata da dichiarazioni di intenti e impegni della politica, dove sono state suggellate alleanze, definiti percorsi condivisi “affinché il Polo industriale venga ammesso ad una quota del Recovery Fund“, dove però è stata mistificata la realtà nel rappresentare l’immagine di un territorio coeso nel condividere visioni e progetti.
Scivolando nella realtà della discussione in corso, a mio avviso, manca ancora l’analisi sulla necessaria prerogativa sociale che investe il processo di “transizione energetica”, manca il riferimento a quella “responsabilità sociale d’impresa”, indispensabile a tenere insieme industria, tutela dell’ambiente e lavoro, garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali.
Non basta invocare la dichiarazione di area di crisi complessa per affrontare il tema della “questione sociale“ che caratterizza il sistema degli appalti nel Petrochimico, l’impatto che il processo di transizione avrà su un comparto che conta ancora migliaia di addetti, uomini e donne che hanno conquistato con il proprio lavoro la loro professionalità e competenza il diritto di essere accompagnati, da politiche sociali a tutela dell’occupazione, nel percorso di transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, occorre ripensare un nuovo modello di sviluppo che rimetta al centro le persone, perché deve essere chiaro non si può realizzare un nuovo sviluppo industriale se non lo si accompagna con politiche sociali inclusive a cominciare dalla difesa del territorio e dell’occupazione per tutti i lavoratori, nessuno escluso.
Perché per dirla con le parole dell’economista Federico Caffè “L’esperienza di essere al centro del sistema economico, l’impresa l’ha fatta e i risultati ottenuti, al netto dei costi sociali, non sono tali da darle una legittimazione di dignità e di fiducia”. Oggi occorre mettere al centro del sistema economico le persone e il lavoro. (Antonio Recano – Fiom Cgil)
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