
Ruggero Razza torna alla guida dell’assessorato regionale alla Salute, incarico dal quale si era dimesso nel mese di marzo, a causa del suo coinvolgimento nello scandalo dei dati covid falsati.
Il suo ritorno in Giunta è stato voluto dal presidente Musumeci, che lo ha richiamato a quell’incarico che gli aveva assegnato nel novembre del 2017. “Ho fiducia” ha detto il presidente – “che questa scelta possa contribuire positivamente a concludere un percorso amministrativo avviato in questi anni con i risultati che tutti conoscono”.

Un ritorno in Giunta che, però, per il presidente dell’Antimafia regionale, Claudio Fava, poteva essere evitato. “Alla vigilia di una nuova stagione di nomine, unico vero collante del governo regionale” – dichiara Fava – “Musumeci doveva dimostrare di essere ancora alla guida di una coalizione che nei fatti non esiste più, con un governo che produce solo spartizione di poltrone e non un solo singolo atto nell’interesse dei siciliani”.
“E’ solo una questione di potere e poltrone” anche per il segretario del Pd siciliano, Anthony Barbagallo. “La Sicilia affonda” – scrive in una nota – “ma con ritorno di Razza, Musumeci è contento, tutto il resto non conta”.
Barbagallo premette che il suo partito è stato critico circa la gestione della Sanità da parte di Ruggero Razza, a prescindere dall’indagine della Magistratura in cui è rimasto coinvolto “e da cui” – chiarisce – “gli auguriamo di uscire indenne”.
Il Pd ha, infatti, prodotto decine di atti parlamentari, denunciando le inefficienze del sistema sanitario nell’isola e chiedendo anche la sfiducia dell’assessore Razza che, poi, l’Aula ha respinto.
(foto: il presidente della Regione, N. Musumeci, e l’assessore R. Razza)
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