
Vengo a Catania da pellegrino e da straniero ma da oggi sono catanese come voi. Con queste parole mons. Luigi Renna ha iniziato la sua omelìa, durante la cerimonia del suo insediamento a pastore dell’Arcidiocesi di Catania, in una Cattedrale di Sant’Agata in festa.
Il nuovo arcivescovo ha parlato della sua Minervino, dove ha avuto i natali, di Andria, città dove è avvenuta la sua prima formazione al presbiterato e città che ha donato a Catania un pastore, mons. Felice Regano, e di Molfetta, con il suo seminario Regionale e la Facoltà di Teologia.
Poi, ovviamente, il riferimento alla Diocesi di provenienza, quella di Cerignola-Ascoli Satriano, che ha retto negli ultimi sei anni e dove ha imparato “a servire la Chiesa da pastore”.

Ma mons. Renna vuole proporsi a Catania da fratello, per diffondere la cultura della misericordia dell’amicizia sociale e dell’adesione al Credo.
Sarò catanese” – ha detto – “facendomi carico insieme a voi del bene di questa terra e di chiunque in essa cercherà pace e sicurezza”.
Qui il riferimento è alla vocazione della città, e della Sicilia, all’ospitalità ed all’accoglienza nei confronti di tutti i nostri fratelli disperati, in fuga dalle loro terre, che bussano alle porte del Continente in cerca di pace e salvezza.
Prima della cerimonia ufficiale, alle 15.30, il nuovo arcivescovo ha incontrato i sindaci e le autorità cittadine, al quarto piano del Museo Diocesano e anche qui, un importante messaggio: aiutiamo la nostra gente a vivere la sua cittadinanza, aiutiamola a divenire protagonista e non lasciamo che si fermi al lamento, alla rassegnazione e soprattutto evitiamo che ceda alla tentazione di quel benessere effimero che propongo le mafie.
(fotocopertina: mons. Luigi Renna con il suo predecessore, mons. Salvatore Gristina)
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