“”Norme per favorire il riscatto dei contributi figurativi da parte dei lavoratori che hanno prestato la loro opera in attività di lavori socialmente utili ai fini della misura delle pensioni”.
Questo il titolo della proposta di legge di iniziativa popolare arrivata, questa mattina, sui tavoli della Corte di Cassazione. A presentarla sono state la confederazione Cisal e la federazione Siad-Csa, che hanno voluto attenzionare una problematica riguardante circa 400 mila lavoratori su tutto il territorio nazionale, almeno 30 mila in Sicilia, sia del pubblico impiego che del settore privato.

Si tratta di uomini e donne reclutati nei progetti di utilità collettiva dagli uffici di collocamento alla fine degli anni ’80 con una legge dello Stato e che, dal 1996 ai primi anni 2000, hanno prestato attività nei lavori socialmente utili, prima di essere assunti a tempo indeterminato da Enti Locali, Aziende Sanitarie ed aziende private.
Lavoratori che, adesso, si avvicinano all’età pensionabile ma che, paradossalmente, rischiano di ritrovarsi con una pensione più bassa di quella sociale poiché, per il periodo di servizio nei Lavori Socialmente Utili, vengono loro riconosciuti solo i contributi figurativi.
Circa otto, nove anni di lavoro, insomma, che non sono conteggiati ai fini del calcolo dell’indennità di pensione e che, invece, risultano fondamentali per raggiungere una pensione dignitosa.
Da qui l’iniziativa di Cisal,Siad e Csa che si preparano a lanciare la campagna per la raccolta di 50 mila firme, a partire proprio dalla Sicilia, in modo da presentare la proposta alla Camera dei Deputati.
La delegazione, guidata dal segretario generale della Cisal Francesco Cavallaro e dal segretario generale del Csa Francesco Garofalo, era composta anche da una nutrita rappresentanza della Sicilia, fra cui Nicolò Scaglione, Angelo Lo Curto, Gianluca Cannella, Gaspare Di Pasquale, Armando Aiello, Luca Crimi, Ignazio Martines e Vittorio Marino.
(foto: la delegazione di Cisal,Siad e Csa)
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