
Amico Filippo
Nonostante la diversità d’età
anagrafica eravamo entrati in sintonia
sentendoci spesso al telefono.
A febbraio t’eri sentito male
sanguinavi dalla testa
e con una mia telefonata
in un baleno avrai sentito
l’ambulanza arrivare.
Ahimè, la seconda volta
non so come, ma non c’è stato
nulla da fare te ne sei dovuto andare!
Nessuno m’ha saputo esprimere
il motivo della tua dipartita,
voglio pensare che non hai sofferto
e che di certo riabbraccerai
la tua amata sposa Teresa.
Tanto t’amava eri tu,
quel che cercava adesso
potrete festeggiare in eterno
il vostro cinquantesimo di matrimonio
avvolti da un’amore senza fine
che mai potrà finire.
(Giovanni Gulino)
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