E’ venuto a mancare nei giorni scorsi Bartolo Auricchia, un nome che, probabilmente, per le giovani generazioni suonerà assolutamente nuovo, ma che i giovani degli anni ‘70 e ‘80, certamente ricorderanno.
Bartolo Auricchia è stato, infatti, tra i pionieri della radio libera a Siracusa. Ha mosso i primi passi a cavallo tra il 1970 ed il nuovo decennio a Radio Aretusa dell’avv. Mario Cavallaro dove, per anni, ha condotto trasmissioni di musica revival (come si chiamava all’epoca) inventando i “dibattiti”, cioè una sfida tra due cantanti, dei quali trasmetteva, alternativamente, i vari dischi per votare, poi, il vincitore.
Una sorta di “Canzonissima” a due, che stuzzicava parecchio la fantasia , l’interesse e la nostalgia, soprattutto, delle casalinghe, alle quali erano principalmente dirette le sue trasmissioni.

Fratello di Natalino, insegnante e anche lui speaker radiofonico insieme all’inseparabile Celestina, Bartolo Auricchia, di professione pittore-decoratore, ma con una sfrenata passione per la musica e per la radio, nel 1983 lasciò Radio Aretusa per emigrare nella più nota TeleRadio International Siracusa.
Anche lì, dai 101 mhz, continuò a proporre le sue simpatiche e coinvolgenti trasmissioni di musica italiana e revival.
Da artista-decoratore, come merita di essere considerato, Bartolo Auricchia firmò anche molte scenografie di Tris e dei suoi Telegiornali.
Chi lo ha conosciuto lo ricorderà, certamente, con la sua inseparabile busta dove custodiva dischi, musicassette (all’epoca il cd era fantascienza!) e la cuffia personale, che adoperava quando andava in trasmissione.
Di lui ricordiamo i tentativi di record di trasmissione no-stop, che, nell’era della Modulazione di Frequenza, quando internet non esisteva, riuscirono, comunque, a varcare i confini provinciali.
Grazie ai “ponti-radio” (molto in uso in quell’epoca) di altre emittenti radiofoniche del sud Italia, che si collegavano a catena, ripetendo ciascuna il segnale dell’altra, Bartolo riuscì a fare conoscere le sue imprese fino in Campania.
Con la chiusura di Radio International, coincisa con l’avvento dei grossi network nazionali, all’alba del nuovo millennio, Bartolo Auricchia ha “appeso il microfono al chiodo” e si è dedicato al suo lavoro e alla famiglia.
Adesso è approdato alla corte del Padreterno, dove avrà già trovato pace, serenità e quel meritato riconoscimento che, forse, in terra gli è mancato.
Sui social sono tanti i commenti e le riflessioni di chi lo ha conosciuto ed ha appreso della sua dipartita, noi lo vogliamo ricordare per la semplicità, la gentilezza e la grande umanità che hanno caratterizzato il suo percorso terreno.
(foto: la regia di Radio Aretusa. Nel riquadro Bartolo Auricchia in una foto tratta da FB)
© Riproduzione riservata

