Rischio industriale, Legambiente chiede maggiore informazione per le popolazioni

“Ormai alla questione industriale e alla sicurezza nel polo petrolchimico si dà una  importanza marginale e le questioni che ancora oggi sono sollevate dall’incidente sono  da relegare in un angolo senza importanza”. E’ questa l’opinione di Pippo Giaquinta del circolo l’anatroccolo di Legambiente Priolo, alla luce dell’ennesimo incidente dei giorni scorsi, quando la fuoriuscita di prodotto da una pompa, avrebbe causato lo scoppio di un compressore, con conseguente colonna di fumo, che, fortunatamente, non ha coinvolto i lavoratori. E se quell’incidente fosse accaduto, invece, nella parte sud della zona industriale, dove insistono gli agglomerati commerciali? Già, perché in quel caso, considerata l’alta densità di popolazione che affolla quei centri,  gli effetti  dell’incidente sarebbero stati diversi, ci sarebbe stato il panico ed il fuggi fuggi generale, consewderato che si tratta di gente che proviene anche da altre zone, quindi, poco informata e preparata ad affrontare l’eventuale rischio. Ma non c’era quella norma, pare si chiami “Direttiva Seveso” in base alla quale i cittadini residenti nei paesi limitrofi  agli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante devono essere costantemente informati dei rischi presenti? Appunto, c’era …anzi c’è …ma, evidentemente, rimane solo sulla carta, visto che, come scrive Giaquinta, “ancora oggi niente di tutto ciò viene fatto sia nei paesi e sia nei veri centri commerciali”. Il rappresentante di Legambiente ha scritto, pertanto, a tutti gli uffici competenti, partendo dal ministero dell’ambiente, passando dalla protezione civile nazionale e regionale e fino all’Arpa, ai sindaci dei Comuni ed alla Procura della Repubblica, chiedendo maggiore attenzione e soprattutto, chiedendo di sapere chi sta controllando le prescrizioni imposte e se le raffinerie stanno effettivamente lavorando per applicarle.

 

(foto: repertorio internet)