Piano Paesaggistico. Tra colate di cemento, frane e smottamenti …crollano pure le piscine!

“Il mare è di tutti”, “quella è zona del demanio”, “garantire la libera fruizione della spiaggia”. Frasi come queste ne abbiamo sentite a iosa nel corso degli anni poi, però, ci accorgiamo che, in certi casi, in verità piuttosto diffusi, si tratta solo di teoria perché, nella realtà,  il mare spesso viene privatizzato, l’accesso alla spiaggia negato e  a poche decine di metri dalla battigia nascono lussuose villette. Ce ne accorgiamo tutti e se ne accorge soprattutto chi, della difesa della natura e del paesaggio, ha fatto quasi la propria ragione di vita. Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula, per esempio, riaccende i riflettori sulla piccola spiaggia La Galera, alla penisola Maddalena, e sulla scogliera sovrastante dove, a partire dagli anni ’70, quelli del cosiddetto “boom economico” sono state edificate villette, rimesse per barche, tunnel e  scale in cemento per l’accesso diretto e privilegiato al mare. “Tutto abusivo” – sottolinea Morreale – “tanto per decenni gli amministratori siracusani hanno fatto come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo”. C’ è, anzi …c’era, persino una piscina costruita su una penisoletta. Adesso, però, la scogliera è franata ed ha portato con sè anche la piscina. “Qualcuno” – prosegue la nota di Fabio Morreale – “ha trovato complicato dover camminare a piedi scalzi sugli scogli, quindi li ha rivestiti di cemento”. Insomma uno scempio in barba alle regole, alla sicurezza, alla qualità del paesaggio, all’economia. “Punire il reato di abusivismo edilizio” – scrive il presidente di Natura Sicula – “è un passo indispensabile per evitare nuove colate di cemento fuori controllo, per evitare di vedere deturpato il bene comune”. Poi, però, l’amara considerazione: “Siracusa non è Licata, non ci facciamo illusioni. Le  costruzioni abusive non sono state mai e mai verranno abbattute”.

(foto: il crollo della scogliera con annessa piscina. Sullo sfondo il Porto Grande ed il Santuario)