La beffa dei “co.co.co.”, stabilizzati dopo 20 anni ma con un contratto part time

Di storie di ordinaria pubblica precarietà, di gente cioè che lavora dentro gli Enti Pubblici senza godere di piene garanzie contrattuali, in Sicilia ne abbiamo tante, basti guardare agli ex Pip, agli Lsu, agli Asu, tanto per fare qualche esempio. Tutte sigle apparentemente innocue, ma dietro le quali si celano decenni di lavoro precario, retribuzioni a singhiozzo, disagio sociale e l’eterna speranza che, prima o poi, arriverà la tanto agognata stabilizzazione. C’è, però, una categoria (che in verità si estende anche ad altre regioni italiane, ma che in Sicilia, e soprattutto a Siracusa e provincia, ha il suo gruppo più consistente) della quale, obiettivamente, si parla poco ma che, in fatto di disperazione e precarietà, non è seconda a nessuno: i co.co.co. Si tratta di gente, ormai vicina alla cinquantina, che da oltre vent’anni viene impiegata nelle segreterie scolastiche come assistente tecnico o amministrativo. Stesse mansioni del più garantito personale ATA (Assistente Tecnico Amministrativo) con il quale i “co.co.co.” lavorano fianco a fianco, condividendo le stesse scrivanie, gli stessi compiti ma non certo … gli stessi diritti e gli stessi stipendi! Dopo anni ed anni di battaglie sindacali, manifestazioni di piazza e sit-in sotto i palazzi dei ministeri romani, finalmente, con la Legge di Bilancio 2018 è arrivata la stabilizzazione, cioè l’immissione in ruolo. Il governo ha, infatti, reperito le risorse necessarie per coprire i costi dei contratti, vale a dire 16 milioni e 204 mila euro, ed è stata sanata questa situazione di forte discriminazione. Adesso tutti felici e contenti, almeno apparentemente, dall’esterno, in base a quello che leggiamo sui giornali. Di tutt’altra idea, invece, i diretti interessati, circa 140 in provincia di Siracusa, che festeggiano sì la raggiunta “parità” con i colleghi  ATA, ma denunciano la nuova beffa, stavolta ben più pesante, che si consuma sempre sulla loro pelle. Si scopre, infatti, che i contratti di lavoro stipulati con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dopo il concorso che si è svolto a Roma, sono part-time, cioè al 50% delle ore lavorative e, ovviamente al 50% in termini di retribuzione. In altre parole, questi lavoratori, età media 50 anni, oltre venti dei quali passati nelle segreterie scolastiche in condizioni di precarietà con pochissimi diritti e tantissimi doveri, si ritroveranno a lavorare tre giorni a settimana, passando da una retribuzione media di mille euro mensili ad uno stipendio di poco di 670 euro, cento euro al di sotto della soglia del reddito di cittadinanza! Una vittoria di Pirro perché, se da un lato si è data ai “co.co.co.” la sicurezza della continuità lavorativa, dall’altro si metterà in ginocchio l’economia di centinaia di famiglie, molte delle quali monoreddito e con figli a carico, che si vedranno costrette a vivere con stipendi da povertà. Insomma, dopo venti anni e più di servizio, si è risolta la precarietà contrattuale ma si è accentuata la precarietà materiale perché questi padri e queste madri di famiglia dovranno necessariamente fare i salti mortali per arrivare a fine mese. E’ un autunno caldo, dunque, quello che si preannuncia dalle nostre parti, con i lavoratori “co.co.co” che non mancheranno di farsi vedere e sentire in piazza a manifestare,  per rivendicare il loro diritto alla dignità lavorativa.

 

(foto: una manifestazione dei co.co.co. davanti alla Prefettura di Siracusa)