Tutti condannati, tranne il siracusano Titti Bufardeci che è stato assolto, i cinque parlamentari regionali imputati nel processo “Spese pazze” dell’Ars.
A rischiare, adesso, la poltrona di sindaco è Salvo Pogliese, primo cittadino di Catania, al quale il Tribunale di Palermo ha inflitto una condanna a 4 anni e 3 mesi, con l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici.

Ai sensi della Legge Severino, Pogliese rischia la sospensione dalla carica. A chiederne le dimissioni immediate, come “vero atto di amore e riconoscenza verso Catania”, è il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo.
“Catania non può restare senza una guida per diciotto mesi” – scrive – “Catania versa in condizioni economiche e finanziarie disastrose, con mille emergenze irrisolte e necessita di una guida autorevole e sicura: non possiamo che restituire la parola ai catanesi” – conclude – “e scegliere subito un nuovo primo cittadino”.
Per Pippo Zappulla e Paolo Magnano, rispettivamente segretario regionale e segretario provinciale di ArticoloUno, “ognuno ha il diritto di difendersi in tutte le sedi e giudizi possibili, ma una città piena di problemi economici e nel pieno di tanti drammi sociali non può essere prigioniera di queste necessità”.
“Si ridiano” – chiosano Zappulla e Magnano – “un sindaco, una amministrazione e un consiglio comunale nuovo nel pieno esercizio delle loro competenze e facoltà”.
Gli altri ex deputati regionali condannati sono Giulia Adamo ( 3 anni e 6 mesi ), Cataldo Fiorenza ( 3 anni e 8 mesi ), Rudy Maira ( 4 anni e 6 mesi ) e Livio Marrocco ( 3 anni ).
Sono tutti accusati di aver utilizzato in maniera impropria i fondi destinati ai Gruppi parlamentari ai quali appartenevano.
(foto: il sindaco di Catania, S. Pogliese)

