Siracusa. Disagi per le ciclabili attorno all’ospedale, cittadini preparano esposto in Procura

Un esposto alla Procura della Repubblica ed al Comando provinciale dei Carabinieri di Siracusa per denunciare la situazione da terzo mondo, che si è venuta a creare nella zona che gravita attorno all’ospedale di Siracusa, a seguito della realizzazione delle corsie ciclabili.

E’ quanto ha annunciato un gruppo di cittadini, che stanno predisponendo una dettagliata relazione, corredata da documentazioni filmate e testimonianze, sui pesantissimi disagi patiti da quanti si recano al pronto soccorso con il mezzo privato.

Non è certo un mistero che tra le tante criticità indirette dell’ospedale di Siracusa vi sia anche l’atavica mancanza di parcheggio, giacchè l’unica possibilità è rappresentata da quel centinaio di posti tra via Testaferrata, via del Santuario e le altre traverse limitrofe.

Decisamente insufficienti per le esigenze di un ospedale che riceve utenza da tutta la provincia e che necessiterebbe, invece, di spazi ben più ampi e capienti.

Il parcheggio interno, come è noto, è riservato al personale dipendente ed è interdetto ai mezzi privati, per il resto bisogna, quindi, arrangiarsi.

Il problema, però, è che qui non si tratta di cercare un posto auto per andare a fare shopping e quindi ci si può permettere di girare per ore nella speranza di trovarne uno.

Qui c’è gente che arriva da ogni parte della provincia, spesso anche anziana e con problemi di deambulazione, che va a fare visita ed a fornire assistenza ai ricoverati di un ospedale, cioè a chi soffre.

Non solo, ma adesso la situazione è diventata assolutamente inaccettabile e fuori da ogni logica, perché quelle corsie ciclabili hanno eliminato decine di posti auto (in quella zona preziosi più dell’oro!) e siamo arrivati al punto che, chi accompagna al pronto soccorso una persona (dicasi essere umano!) è costretto a scaricarla letteralmente come un pacco postale all’ingresso (anche se piove, nevica o ci sono 45 gradi all’ombra!) affidandola a qualche presente occasionale, per andare a parcheggiare l’auto altrove.

Dire “altrove”, però, è come dire “ho fatto cinquina al lotto”. Infatti ( e le testimonianze raccolte lo dimostrano!) succede ( è successo e, se non si correrà ai ripari, succederà ancora!) che l’accompagnatore si trova davanti ad un bivio: lasciare l’auto in doppia e tripla fila, o avventurarsi per ore, alla ricerca disperata di un parcheggio.

Nel frattempo, la persona che ha accompagnato (cioè il malato) rimane fuori, possibilmente dolorante, sofferente e non in condizione di potersi esprimere, … nell’attesa (lunghissima) che torni il suo accompagnatore, parente o congiunto che sia.

Prima delle corsie ciclabili non era certo il paradiso, ma adesso abbiamo toccato il fondo.

Nemmeno nei film di Alberto Sordi o Carlo Verdone si potrebbero immaginare scene simili a quelle reali alle quali si può assistere, stazionando qualche ora in via Testaferrata, con gente che arriva claudicante al pronto soccorso e, ancor prima che si presenti all’accettazione, deve pensare a spostare l’auto.

E se si tratta di una persona con forti coliche addominali che, possibilmente, ha avuto la forza di prendere l’auto e correre da sola al pronto soccorso? Che fa? Va a cercare un parcheggio e … torna a piedi?!

E vogliamo parlare degli ingorghi che si formano nelle ore di maggior intensità di traffico, in una zona in cui la viabilità dovrebbe essere snella e veloce e non certo ristretta in corsie poco più di tre metri di larghezza?

Queste corsie ciclabili attorno all’ospedale “Umberto I”, insomma, sono state la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e bisogna che le autorità, alle quali intendono rivolgersi gli autori dell’esposto, verifichino se siano stati commessi errori di valutazione e se era, proprio, necessario mettere in crisi l’utenza dell’ospedale, restringere le corsie, congestionare traffico e parcheggi … per riservare spazi ai ciclisti. E il rapporto beneficio/rischio!?

(foto: la corsia ciclabile in via F. Mauceri)

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