Il CSA guarda con attenzione e fiducia alla proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati dal presidente dell’Udc, Lorenzo Cesa che riguarda il trattamento pensionistico dei lavoratori pubblici provenienti dai bacini ex precari Lsu, Lpu, Asu ed altre forme contrattuali cosiddette “atipiche”.
Il testo di quella che, in caso di approvazione finale, diventerà legge dello Stato, prevede il riscatto e la valorizzazione di quegli anni di lavoro presso Enti Pubblici e, quindi, la possibilità di ottenere un assegno pensionistico più consistente.

“Diverse di migliaia i lavoratori interessati, soprattutto in Sicilia e nelle altre regioni del Sud Italia” – ricorda Giuseppe Badagliacca, segretario regionale del CSA, da anni, in prima linea su questo fronte.
“Si tratterebbe di rendere giustizia a una consistente fetta di lavoratori ormai vicini all’età pensionabile” – scrive la sigla sindacale– “che, nel caso degli ex precari della Pubblica Amministrazione siciliana stabilizzati a partire dall’inizio degli anni duemila” – evidenzia Badagliacca – “portano avanti la macchina amministrativa negli uffici regionali negli Enti Locali e nelle aziende sanitarie, garantendone funzionamento e servizi”.
Riconoscere a queste categorie di lavoratori il percorso occupazionale precario, significa scongiurare il rischio che il CSA, a ragione, definisce una beffa, e cioè, che “dopo oltre 30 anni di servizio, quei lavoratori pubblici si troverebbero a percepire una pensione più bassa di quella sociale”.
La proposta di legge, presentata alla vigilia di Natale, è attualmente al vaglio delle varie commissioni della Camera dei Deputati.
Il CSA si dice pronto a vigilare e seguirne tutto l’iter, confidando nel senso di responsabilità dell’intero parlamento italiano, affinché la norma non trovi ostacoli in sede parlamentare e possa essere approvata al più presto.
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