“Articolo 23 mai più! Sicilia”. Questa la denominazione di un Comitato, che si è costituito agli inizi di settembre a Barcellona Pozzo di Gotto e che intende perseguire un obiettivo primario: il pieno riconoscimento dei contributi previdenziali in favore dei lavoratori precari storici per il sessennio 1989 – 1995. Si tratta di una storia ( o di un paradosso, se vogliamo!) che affonda le radici tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90.
L’articolo 23 è, infatti, una norma contenuta nella Finanziaria nazionale del 1988, in base alla quale i giovani disoccupati di quegli anni, vennero avviati, a partire dal 1989 e per un triennio, in attività di utilità collettiva della durata d 12 mesi, tramite progetti presentati da Pubbliche Amministrazioni, Associazioni, Ordini professionali ed enti vari, gestiti da cooperative.

La norma riguardava i territori del Mezzogiorno d’Italia, cioè le regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
In Sicilia, però, a seguito anche delle decine di manifestazioni degli “articolisti” che si organizzarono in vero e proprio movimento per il lavoro, si andò oltre i 12 mesi prefissati. Quei progetti, che riguardavano circa 30 mila giovani, vennero, infatti, prorogati di anno in anno fino a convergere, nel 1995 nel bacino dei Lavori Socialmente Utili finanziati dallo Stato, con retribuzione erogata dall’Inps.
In Sicilia, ancora una volta, si andò oltre, perché dopo quella fase di LSU, a partire dal 2000, gli “articolisti”, nel frattempo divenuti precari storici, vennero assunti con contratti di diritto privato e, successivamente stabilizzati negli organici di Regione, Comuni, Province, Aziende Sanitarie ed Ospedaliere ed uffici periferici dell’Amministrazione regionale.
Quegli “articolisti” oggi sono vicinissimi alla pensione ed è qui che viene a galla il paradosso perché, non avendo avuto riconosciuti i contributi lavorativi del periodo 89-95, rischiano seriamente di percepire, dopo oltre 30 anni di lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni, una pensione da fame. Da qui, l’iniziativa del neo Comitato “Articolo 23 mai più! Sicilia”.
Il punto di partenza della battaglia, che il nuovo organismo intende intestarsi, è la storica Decisione sul merito n. 170/2018 del CEDS – Comitato Europeo dei Diritti Sociali (USB c. Italia), che ha condannato l’Italia per la violazione della Carta Sociale Europea Riveduta, “accertando come l’utilizzo continuativo di lavoratori in attività di pubblica utilità senza il corrispondente versamento dei contributi utili a fini pensionistici costituisca una grave ed ingiustificata discriminazione rispetto al personale di ruolo, oltre che un abuso della condizione di precarietà”.
Il Comitato ha già completato il suo organigramma, con due presidenti ed una rete di referente per ciascuna delle nove province siciliane ed intende agire su tre fronti:
l’avvio della raccolta firme su scala regionale per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare; l’allargamento della rete degli aderenti attraverso la campagna tesseramento per sostenere le spese legali ed organizzative della vertenza; l’interlocuzione diretta con i comitati delle altre Regioni d’Italia colpite dalla medesima problematica.
(foto: il logo del comitato)
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