
Come volevasi dimostrare, ieri a Sala d’Ercole, il governo ha ritirato l’annunciato emendamento con il quale si doveva modificare l’altro emendamento, approvato la scorsa settimana, che rinvia di un anno le elezioni nelle ex Province. Una mossa facilmente prevedibile, come sottolinea Vincenzo Vinciullo, perché l’emendamento del governo “si sarebbe trasformato in una violazione aperta, evidente ed insopportabile dell’ordinamento dell’Assemblea Regionale Siciliana. L’unica cosa che si poteva fare” – aggiunge l’ex parlamentare – “come ha ricordato anche il Presidente dell’Assemblea, era quella di presentare un apposito Disegno di Legge che sposta la data delle elezioni che, adesso, potranno essere celebrate nell’autunno di quest’anno”. A nostro avviso, il solito teatrino di crocettiana memoria, che serve per mascherare una volontà bipartisan: giustificare il rinvio delle elezioni che, in realtà, non stanno bene a nessuno, considerato che andare a gestire Enti sgarrupati, alle attuali condizioni, significherebbe scontrarsi con problemi non risolvibili e, quindi, perdere il consenso. Meglio aspettare, dunque … tanto di anni di commissariamento ne sono passati appena sei, cosa vuoi che possa cambiare se si congelano le ex Province ancora per qualche annetto? In fin dei conti, richiamando alla memoria il “sabato del villaggio”, è più bella l’attesa della festa che la festa, quindi lasciamo i lavoratori delle ex Province e la collettività in attesa della risurrezione. Perché togliere loro questo piacere!? Quanto alle eventuali elezioni in ottobre bisognerà, ancora, vedere come si evolverà la situazione politica a livello nazionale, come si metteranno le cose a livello regionale, se ci saranno rimpasti di Giunta, se si troveranno materialmente nuove risorse per le ex Province, se non ci saranno problemi di assestamento di bilancio autunnale,etc.. Insomma, anche quella è una data del tutto approssimativa e fare slittare ottobre a maggio … non è poi così difficile!
( foto: repertorio internet)
