
Il “Distanziamento sociale”, un termine fino a pochi mesi fa, sconosciuto specie a noi siciliani, popolo geneticamente caloroso, accogliente ed abituato agli abbracci, è, invece, diventato (e, ahinoi, probabilmente lo sarà ancora per parecchi mesi!) un imperativo essenziale per scongiurare la diffusione del Coronavirus. “Distanziamento sociale” che, ce ne siamo accorti, significa isolamento domiciliare, zero rapporti con il vicinato, con i colleghi, con gli amici e, persino, con i parenti più stretti. Scuole chiuse e didattica on line, negozi chiusi e distanza di sicurezza in quelli autorizzati a rimanere aperti, come i supermercati. Uffici sguarniti e con gran parte del personale collocato in congedo straordinario o in smart working. Ovunque vige il divieto di assembramenti, anche se, in taluni casi, sembra che il “distanziamento sociale” sia qualcosa ancora poco familiare, quasi impossibile; lo stesso dicasi per il divieto di assembramenti. Uno di questi casi, come ci è stato segnalato, sembra essere il mercato ortofrutticolo di via Elorina, dove gli operatori lamentano il mancato utilizzo delle mascherine da parte di parecchi vettori e rivenditori al minuto. La cosa preoccupa non poco chi, tutte le mattine, si reca al mercato per portare a casa il fatidico pezzo di pane e rischia, invece, di portare a casa … il Coronavirus, perché si trova a dover fare i conti con chi interpreta l’emergenza sanitaria in maniera assai superficiale. Alcuni dei commercianti ci hanno riferito di avere, già, segnalato la cosa sia agli uffici di competenza ma che, nonostante ciò, l’ordine e le regole, in tema di sicurezza personale e tutela della salute, lasciano ancora a desiderare. Oggi è Pasqua e, ovviamente, il mercato ortofrutticolo è chiuso, così come sarà chiuso domani, giorno di Pasquetta. Martedì, però, i cancelli torneranno ad aprirsi e si ricomincerà con i problemi, gli stessi problemi, che gli operatori si sono lasciati alle spalle prima del ponte Pasquale. Una situazione di angoscia quotidiana, insomma, per chi trascorre buona parte della giornata dentro quella struttura e che ha tutto il diritto di pretendere maggior tutela che, poi, tradotto in termini pratici, significa fare rispettare le disposizioni contenute nei vari DPCM e nelle ordinanze per il contenimento del Coronavirus.
(foto: gli operatori un po’ troppo a distanza ravvicinata)
