
Cosa prova un padre, o una madre, che ha perso prematuramente un figlio e che, da quel giorno, si reca tutte le mattine al cimitero, se da più di un mese non può più andare a pregare sulla sua tomba? Certamente qualcosa di assolutamente indescrivibile ed atroce, che solo chi vive una situazione simile può comprendere! Per quanti si sono visti strappare il proprio “angelo” nel fiore dell’adolescenza, quel paio di ore quotidiane davanti ad una lapide e ad una foto, rappresentano, infatti, l’unico modo per sentirlo ancora vicino, un modo per “comunicare” con lui, per continuare ad educarlo, a crescerlo, a coccolarlo, anche se su due dimensioni completamente diverse. Un conforto, comunque, che, insieme alla Fede, riesce a far sopportare il grande dolore e a fare trovare la forza per continuare a vivere. Da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria, però, anche a Siracusa, come in tutta l’Italia, il cimitero è stato interdetto ai visitatori, per motivi di sicurezza personale e per prevenire il contagio del Coronavirus. E così, per chi ha perso il figlio, o la figlia, all’angoscia per l’attuale situazione di pericolo per la salute, si è aggiunto il dolore di non potere più fare visita al proprio “angelo”. Da qui, l’iniziativa di Giacinto Avola, fondatore del Comitato “Gli Angeli di Siracusa” che ha rivolto un accorato appello al sindaco Francesco Italia, affinchè si faccia portavoce presso la Regione Siciliana delle esigenze di quanti, “oltre al dramma che stiamo vivendo tutti” – dice – “con attività chiuse e segregati in casa, abbiamo questa croce e questo dolore che ci portiamo dentro”.

Giacinto Avola, che in questo periodo di emergenza sanitaria sta condividendo la sua angoscia con tantissimi altri genitori nelle sue stesse condizioni non solo di Siracusa, si è gemellato con il Comitato “Gli Angeli di Catania”, proprio per dare maggiore forza al messaggio che vuole lanciare. Naturalmente, come chiarisce il papà dello sfortunato Francesco, annegato nelle acque del Plemmirio il 25 maggio 2014 a soli 16 anni, nessuno pretende di trasgredire le regole, però, un modo per venire incontro alle richieste del Comitato “Gli Angeli di Siracusa” ci sarebbe. Basterebbe, infatti, autorizzare una entrata a scaglioni, in modo da evitare assembramenti, come suggerisce Giacinto Avola, oppure adottare un sistema di entrata in ordine alfabetico o tramite appuntamento da prenotare telefonicamente o per via telematica. “Sono sicuro che la visita al cimitero” – conclude Avola – “porterà meno problemi di una fila alla posta o al supermercato”. Un appello alla sensibilità, insomma, per dare modo, a chi nella vita ha dovuto affrontare una prova così dura, di potersi raccogliere in preghiera lì dove giace il proprio “angelo”.
(foto: Giacinto Avola)
