
Sarà una scelta condivisa e senza alcun salto in avanti da parte delle Regioni. Lo ha ribadito il presidente del Consiglio, con riferimento alla fine del lockdown ed all’avvio della cosiddetta “fase 2” dell’emergenza Coronavirus. Di ripartenza, che dovrà avvenire in condizioni di sicurezza per evitare la ripresa del contagio, si potrà parlare, quindi, dopo il 3 maggio e saranno determinanti i dati che l’epidemia farà registrare nelle prossime due settimane. Il premier non esclude una riapertura per fasce di età, per tutelare maggiormente gli anziani, e sulla base del livello del rischio per ogni singola attività produttiva. Non tutti i lavori, infatti, permettono il rispetto della distanza di sicurezza che rimarrà una costante anche nella “fase 2”. Alcune attività, come per esempio parrucchieri, barbieri ed estetisti richiedono, necessariamente, il contatto fisico e, per questo, presentano un rischio di contagio più elevato che non consentirà la riapertura nell’immediato. Quanto a bar e ristoranti, si dovrà ridurre il numero dei tavoli presenti nei locali, per tutelare clienti e dipendenti e di conseguenza, e i titolari dovranno confrontarsi con un inevitabile calo degli incassi. In attesa della “fase 2”, intanto, il presidente della Regione, con l’Ordinanza emessa ieri sera, ha autorizzato la discussa “corsetta”, anche se limitatamente alle vicinanze dell’abitazione, ed ha detto sì alla manutenzione del giardino e del terreno. In pratica, ci si potrà recare, ma una volta al giorno ed una sola persona, nella villetta al mare o nella casetta in campagna, per innaffiare il prato, potare gli alberi o portare da mangiare agli animali. Questo, però, non vuol dire che tutti, adesso, ci inventiamo la potatura delle piante e il cane che deve mangiare, per potere uscire di casa in maniera indiscriminata. Ricordiamoci che il virus non è stato, affatto, debellato, il pericolo è costante ed i controlli delle forze dell’ordine sono sempre lì, a bloccare i “furbetti”.

E mentre il presidente della Regione, Musumeci, allenta le restrizioni e pensa alla “fase 2”, c’è chi, come il vicepresidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, la pensa diversamente. Per il numero due dell’associazione dei Comuni Siciliani, infatti, non si può parlare di ripartenza, “se non si tiene conto dello stato attuale dei territori, fermi ancora alla fase zero dell’individuazione dei positivi al contagio”. Il riferimento è anche alla provincia di Siracusa, dove la processazione dei tamponi va a rilento, con tanta gente che ha finito la quarantena e che attende, ancora, di conoscere l’esito del test. Insomma, come sostiene Paolo Amenta, “non possiamo non chiederci come aprire alla fase 2 se prima non superiamo gli ostacoli della fase 1 che sono l’individuazione reale dei contagi”.
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