Operazione “Gold Trash”, raffica di arresti per frode allo Stato. Sequestri per oltre 56 mln

La Guardia di Finanza di Siracusa ha eseguito sette misure restrittive, altrettanti provvedimenti interdittivi e sequestri di beni per circa 11 milioni di euro. L’operazione, denominata “Gold Trash”, ha portato anche al sequestro di una società che si occupa di raccolta e smaltimento di rifiuti per diversi Enti Locali, tra cui Siracusa, il cui valore stimato supera i 45 milioni di euro.

Il provvedimento di oggi, su disposizione della Procura della Repubblica, giunge a conclusione di una lunga serie di indagini di carattere economico – finanziario, a seguito delle quali sono emersi fatti di bancarotta fraudolenta ad opera di diverse società riconducibili a un noto gruppo imprenditoriale.

Le frodi hanno anche portato, su richiesta dei Sostituti assegnatari delle indagini, dott. Salvatore Grillo e Vincenzo Nitti, coordinati dal Procuratore Sabrina Gambino, al fallimento di tre società.

Le investigazioni sono partite principalmente dall’esame della contabilità di alcune imprese del gruppo che versavano in una situazione di sostanziale dissesto. Dall’attività emergevano criticità e alert, a seguito delle quali sono scaturiti ulteriori approfondimenti su aziende subentrate negli appalti, dopo che la società aggiudicataria, improvvisamente, veniva pilotata verso uno stato di insolvenza.

Veniva, così, alla luce che tutte le società costituivano un sistema di “scatole vuote” che, in modo programmato, ha “assorbito”, non onorandolo, il carico fiscale e contributivo dell’attività nel suo complesso. Il tutto grazie alla compiacenza di persone con precisi ruoli e di uno staff tecnico, formato da commercialisti e da “prestanomi”  regolarmente stipendiati dal gruppo.

Le frodi si consumavano nel seguente modo: le società che svolgevano l’attività di gestione dei rifiuti mantenevano, nel corso del tempo, una stessa denominazione comune, in modo da fare apparire che il servizio venisse svolto da un’unica impresa.

In realtà, quando l’esposizione debitoria di una delle società diventava insostenibile, l’azienda produttiva veniva trasferita ad un’altra società del gruppo, fino a quel momento rimasta inattiva, che proseguiva nelle attività.

Le società “svuotate”, oberate di debiti e private degli asset produttivi, venivano avviate alla liquidazione e/o cancellazione, con insolvenza dei debiti erariali.

Questo sistema avrebbe permesso al gruppo di continuare a gestire l’azienda senza onorare i pregressi debiti con lo Stato (circa 130 milioni di euro), lucrando grandi profitti dagli appalti con le pubbliche amministrazioni per sottrarre, nel contempo, risorse indispensabili all’integrità contabile e patrimoniale delle varie società.

Le indagini hanno, inoltre, fatto emergere l’esistenza di una società priva di dipendenti, finanziata con il denaro delle imprese del gruppo confluito nella realizzazione di una pregevole villa, ad uso esclusivo di un solo soggetto, considerato il “regista” dell’associazione.

Grazie al meccanismo di compensazione dei crediti I.V.A. della società, per l’immobile non sono stati mai versati i tributi, quali l’I.M.U.. Tra i costi di gestione risultavano, persino, acquisti di champagne e altri beni di consumo personale.

(foto: il Comando provinciale della Guardia di Finanza in via Epicarmo)