Che senso ha spendere miliardi per realizzare il ponte sullo Stretto se poi, nelle due regioni coinvolte, cioè Sicilia e Calabria, i collegamenti ferroviari e la mobilità in generale sono indietro di almeno trent’anni rispetto al resto del Paese?
Non piace a Francesco Pasqua, portavoce del circolo “La Borgata” di Rifondazione Comunista, ed a Mimmo Cosentino, segretario regionale, l’idea di investire miliardi di euro per realizzare un’opera che, a loro dire, sarà completamente, inutile.

“Il tempo risparmiato nell’attraversamento” – sostengono in un documento – “sarà assorbito dalle strade e dalle ferrovie colabrodo, che non sono adeguate nemmeno a raggiungere le città principali dell’Isola”.
Per Mimmo Cosentino e Francesco Pasqua sarebbe, invece, più opportuno “puntare a superare il divario della mobilità interna che, in ogni caso, cannibalizzerebbe ogni miglioramento dovuto al ponte (se mai l’opera sarà iniziata e, soprattutto, terminata)”.
E c’è, poi, la beffa dell’ennesima chiusura della tratta ferroviaria Catania-Siracusa, dal 13 giugno al 31 luglio, che ancora una volta, penalizzerà i lavoratori pendolari, “oltre a mettere in ginocchio settori di vitale importanza come quello turistico, artistico ed etnografico, che” – chiosano i due esponenti di Rifondazione comunista – “facevano affidamento sull’arrivo dei turisti per riprendersi dalla crisi di questi mesi”.
(foto: archivio siracusa2000)
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