L’Etna negli ultimi vent’anni ha prodotto in media quattro fenomeni effusivi l’anno. Parlare di “emergenza imprevedibile” è improprio: non è prevedibile il momento dell’eruzione, ma è certo che il fenomeno si ripeterà. Un evento ricorrente impone programmazione e piani di continuità operativa che non ci sono.
In occasione dell’incendio che tre anni fa colpì Fontanarossa, con la medesima struttura manageriale, fu chiara l’assenza di piani di azione. All’epoca, l’unica figura istituzionale a protestare fu il sindaco Enrico Trantino, oggi passato alla schiera adulatoria.

Un altro sindaco, Umberto Scapagnini, visse una crisi di quaranta giorni di chiusura dell’aeroporto dovuti alla cenere vulcanica. Si industriò per utilizzare la pista di Sigonella, mantenendo a Fontanarossa le operazioni a terra. Soluzione imperfetta ed emergenziale che funzionò ma non lasciò alcuna traccia in piani di intervento futuri.
Un “Piano Etna” dovrebbe essere automatico e prevedere: definizione di impegni contrattuali con le compagnie aeree per riproteggere i passeggeri su voli alternativi o con partenze e arrivi da aeroporti diversi; autobus e treni disponibili tra Catania, Comiso e Palermo per garantire i collegamenti per rendere possibile il raggiungimento delle nuove sedi di operazioni volo; eventuali collegamenti ferroviari straordinari o linee su gomma, in coincidenza con i voli, il flusso informativo dovrebbe essere tempestivo e coordinato. Va ricordato che i viaggiatori in aeroporto e fuori non hanno avuto alcuna possibilità di informazione certa e molti hanno pagato fino a seicento euro a persona per andare a Palermo. Indegno.
Comiso, gestito dalla stessa SAC, dovrebbe essere già attrezzato per svolgere il ruolo di supporto in caso di crisi dell’aerostazione di Catania. Abbiamo assistito a giaculatorie di quel che manca a Comiso da parte dell’accountable manager Rosario Dibennardo quando l’emergenza era già esplosa. Dibennardo è tra quanti hanno sempre governato l’aeroporto di Comiso, nel quale manca quasi tutto.
È bene ricordare che a Fontanarossa, sono state fatte due scelte operative: una nuova pista parallela e più lunga dell’attuale, la demolizione dell’aerostazione Morandi per la costruzione da zero di un nuovo terminal. Nessuno dei due progetti ha portato ad un incremento del valore di Fontanarossa, eppure il costo supera il miliardo di soldi pubblici. Rammentiamo che il piano di sviluppo dell’aeroporto di venti anni fa prevedeva che la nuova aerostazione fosse già operativa da anni. Nel mentre, la rete stradale e ferroviaria di supporto a Fontanarossa è insufficiente e anch’essa non ha funzionato.
Se la Morandi fosse stata ristrutturata e non demolita, i passeggeri avrebbero potuto avere almeno spazi di accoglienza civile. Le scelte poco avvedute i hanno trasformato le famiglie in clochard.
Altro paradosso: si spende un miliardo di risorse pubbliche e si procede verso la vendita della maggioranza di Sac per la metà della spesa in corso d’opera. Una follia contabile e l’evidenza dell’incapacità gestionale. Nemmeno l’aritmetica, si può dire.
Camera di Commercio, Regione Siciliana ed ENAC hanno consentito che la gestione deficitaria proseguisse nonostante i continui richiami delle forze sociali, dell’Anac, dell’evidenza dello spreco di risorse, delle carenze gestionali.
Chiediamo al commissario dell’Enac di intervenire con forza e segnare la discontinuità. Chiediamo a Renato Schifani di convocare i commissari che ha nominato per imprimere la stessa discontinuità oppure andarsene a casa di corsa. Questa è la seconda grave crisi aeroportuale in tre anni. I danni valgono miliardi e molte famiglie hanno pagato e pagheranno questo disastro.
La cenere è un fenomeno naturale. L’assenza di programmazione e di alternative non lo è. Chi governa SAC, non deve governare l’Etna ma le conseguenze sì.
(Umberto Costi, Claudio Ricozzi, Vicky Amendolia, Socialdemocrazia SD, Claudio Melchiorre, MEC – Movimento Elettori e Consumatori, Comitati Vussia e Cassutta, Dario Aloisi, Psi, Franz Cannizzo, Patto della Sicilia Orientale, Maurizio Caserta, David Bonaventura, Carmelo Finocchiaro, Comitato Difesa Aeroporto degli iblei, Antonio Prelati, Paolo Crocifisso, Pli)
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