La chiesa siracusana piange la scomparsa di padre Carlo D’Antoni, da oltre 30 anni parroco di Santa Maria Madre della Chiesa a Bosco Minniti. Un prete di periferia che aveva scelto di essere con gli ultimi perché negli ultimi si incontra Dio.

Tra i primi in assoluto a dedicarsi all’accoglienza dei migranti che ospitava nella sua parrocchia, senza finanziamenti pubblici ma facendo affidamento solo sulle proprie forze e sull’aiuto dei parrocchiani, padre Carlo D’Antoni ha rappresentato un solido punto di riferimento per centinaia di fratelli che sbarcavano in Sicilia in cerca di una vita migliore.
La sua chiesa era la loro “casa” dove trovavano un tetto, un pasto ma soprattutto quell’affetto e quel sentirsi amati che tanto cercavano.
Nel 2010 venne coinvolto ingiustamente in una inchiesta su falsi permessi di soggiorno. Per lui furono anni da incubo che ne segnarono profondamente lo stato di salute, poi la verità venne a galla e con essa il proscioglimento per non avere commesso il fatto.
Classe 1954, ordinato presbitero nel 1979, padre Carlo D’Antoni sarà ricordato per le sue battaglie a difesa dei poveri, degli emarginati, dei tossicodipendenti.
Venerdì scorso aveva accusato un malore di natura cardiaca ed era finito in terapia intensiva all’Umberto I dove questo pomeriggio ha scritto la parola fine alla sua missione terrena per salire al Cielo.
Domani pomeriggio la salma di padre Carlo D’Antoni sarà trasportata nella chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa dove ha esercitato il suo ministero per un trentennio e alle 19 i parrocchiani si riuniranno per una veglia di preghiera. I funerali, che saranno presieduti dall’arcivescovo Lomanto, si svolgeranno giovedì alle 11.
(foto: due immagini di padre Carlo D’Antoni)
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