Riceviamo e pubblichiamo. Voglio fare la cantante … ma il mondo dello spettacolo è a rischio!

La mia città vive in buona parte di spettacolo: il Teatro Greco con le celeberrime rappresentazioni classiche ne è un chiaro esempio. Tra le altre cose, Siracusa è una delle poche città che offre un liceo musicale e un liceo coreutico, specializzati nell’apprendimento rispettivamente di musica e danza.

Io stessa frequento il quinto anno del Liceo Musicale e vivo, come tutti i maturandi, quell’ansia e quell’incertezza per il futuro che ci accomuna tutti: il mondo della musica e dello spettacolo non è facile, le prospettive sono labili e le certezze sono poche. E’ così strano oggi dire di voler vivere di arte. Ho letto recentemente dell’iniziativa di cui Gianfranco Micciché, presidente dell’assemblea siciliana, e Lello Analfino si sono fatti portavoce che riguarda un programma volto a sostegno di tutti i lavoratori dello spettacolo.

Credo che sia una validissima iniziativa, che in questo momento di difficoltà per tante e tanti possa dare delle risposte concrete. Credo anche però che non sia più abbastanza mettere pezze. Bisogna ricostruire l’edificio. Il problema della stabilità e delle certezze del mondo del lavoro per chi si occupa di questo settore esisteva ed esisterà ancora, se non si cambia rotta.

Io studio canto e voglio farne una carriera lavorativa, ma gli artisti ad oggi restano in balia nel guardare avanti, verso un futuro con ben pochi diritti e garanzie.

Soprattutto nella mia città, che offre poche opportunità in questo senso e che probabilmente mi costringerà ad andare via dalla mia terra. Io credo sia un fatto gravissimo che il nostro paese non investa nella cultura (perché per me lo spettacolo è cultura): ricordo bene che pochi mesi fa si parlava della gravi difficoltà del Bellini di Catania.

Perché oggi c’è da dirselo, la cultura è per chi se la può permettere. E’ diventata elitaria ed escludente per tante e tanti.

Anche se, a dire il vero, io con tanti altri ragazzi dell’Unione degli Studenti Siracusa e tanti altri che probabilmente non conosco nemmeno ma sono certa che esistano, proviamo a diffonderla nelle scuole, nelle piazze, nelle strade delle nostre città. Perché la cultura è di tutti.

Invece ad oggi noi artisti o più semplicemente cittadini appassionati di arte, restiamo in balia nel guardare avanti, sperando nell’apertura di un teatro con una propria stagione, o di una mostra nella propria città, o nell’organizzazione di qualsiasi tipo di performance. Per lo sviluppo di questo settore, la soluzione non può che essere un investimento strutturato e complessivo su di esso.

Investire nella cultura e nello spettacolo vuol dire renderli accessibili, tutelando i lavoratori e le lavoratrici, garantendo il diritto al lavoro dignitoso e stabile; questo non può più aspettare. Lo sta rendendo palese questa pandemia.

Appena sarà dichiarata conclusa l’emergenza sanitaria bisogna mettersi all’opera! Bisogna costruire un futuro diverso da quello che ci viene proposto oggi, che forse non è nemmeno futuro.

Bisogna rivoluzionare tutto, distruggere quella maledetta paura di non farcela perché rappresentiamo solo una piccola parte di universo, invisibili agli occhi di tutti.

Tutto ciò richiedere rispetto, misura e passione da parte nostra, protagonisti di una realtà così onirica ma allo stesso tempo non incentivata e poco apprezzata, ma anche della classe politica, che deve certamente assumersi le proprie responsabilità.

(Marta- futura cantante)