Lsu – Asu. La Cisal lancia un ddl di iniziativa popolare per garantire una pensione dignitosa

C’è un esercito di lavoratori precari, soprattutto in Sicilia, che lavora da decenni nelle Pubbliche Amministrazioni, senza alcun contratto  e che rischia di andare in quiescenza con una pensione da fame, addirittura più bassa di quella sociale.

Ci riferiamo agli Lsu ed agli Asu, uomini e donne ormai sopra i 50 anni, ancora in attesa di essere stabilizzati e per i quali, dopo un percorso lavorativo di assoluta incertezza,  si prospetta un futuro pensionistico drammatico.

A loro sta pensando la Cisal, che sta avviando una raccolta di firme su scala nazionale, per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare, finalizzato a garantire ad Asu ed Lsu, una pensione dignitosa.  

La loro attività lavorativa, dal 1996 a oggi, non è, infatti, riconducibile ad un rapporto di impiego, perchè prevede solo i contributi figurativi che, se valgono sul piano del conteggio degli anni maturati, non incidono sull’entità della pensione.

In pratica, come dicono Giuseppe Badagliacca, Nicolò Scaglione, Angelo Lo Curto e Gaspare Di Pasquale della Cisal Sicilia, “il risultato è che il riscatto di questi anni costerebbe migliaia di euro che i lavoratori non possono permettersi”.

Da qui, l’iniziativa assunta dal Consiglio nazionale della Cisal che, su proposta della  Cisal  Sicilia, punta ad ottenere una legge che consenta di applicare la sola quota a carico del lavoratore e una lunga rateizzazione.

In alternativa, andrebbe anche bene una compensazione con il Tfr, ponendo gli oneri del datore di lavoro a carico del Fondo di Coesione dell’Agenzia per la Coesione territoriale.

Per entrare nello specifico, un lavoratore di categoria B, con le leggi attuali, per poter riscattare 10 anni di contributi figurativi, deve pagare 66 mila euro, cioè 1100 euro per 5 anni.

Con la proposta della Cisal, invece, quella cifra a 17.600 euro, con 120 rate da 147 euro, o 180 rate da 98 euro, potendo detrarre la metà del versato nei cinque anni successivi.

Adesso si passerà alla parte più importante, cioè la raccolta di firme, che dovranno essere almeno 50 mila, affinchè il disegno di legge possa approdare all’esame del Parlamento nazionale.

(foto: immagini dalla pagina FB Bacheca Asu)

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