Riceviamo e pubblichiamo. La città di Siracusa non ha bisogno di altro cemento

Per decenni hanno costruito allegramente tutto quello che volevano, senza il rispetto di alcuna regola, e ancora vorrebbero continuare a farlo. Hanno versato asfalto e cemento nella maniera più selvaggia possibile, anche in aree di valenza archeologica, naturalistica e paesaggistica, distruggendoli per sempre.

Le loro bedoniere non si sono fermate davanti a niente, nemmeno davanti al letto di un fiume (viale L. Cadorna, via Costanza Bruno), a una terme bizantina (v. Arsenale), a  una villa liberty (Via Tisia, via Necropoli Grotticelle, viale Scala Greca), a una costa meravigliosa  (Costa Bianca, Fanusa, Ognina, Fontane Bianche) a un mausoleo greco o romano (viale Teocrito, via  Necropoli Grotticelle, riviera Dionisio il Grande), a un criptoportico romano (v. Giuseppe Di Natale,  v. F. Mauceri), a una spiaggia dorata (Arenella, Fontane Bianche).

Solo cemento e asfalto hanno  saputo offrire. I bambini degli ultimi decenni hanno dovuto vivere tra orribili palazzi simili a giganteschi scatoli di scarpe, senza né arte né parte, e strade asfaltate. Non un parco urbano, un polmone verde, un bosco, un giardino, un’area destinata al sollazzo o ad attività ricreative. La qualità della vita alla quale stanno costringendo i cittadini aretusei a vivere è pessima.
Per lo scriteriato consumo di suolo, ogni volta che piove è una tragedia. Asfalto e cemento hanno reso impermeabile una superficie enorme ove l’acqua non drena più ma si accumula e scorre veloce, costringendo le strade a diventare fiumi che travolgono e allagano ogni cosa.
Se nel passato tutto ciò è stato possibile, adesso BASTA! Rassegnatevi cari costruttori, adeguatevi al cambiamento altrimenti vivrete male, diventerete patologicamente nostalgici e anacronistici. Ormai esiste uno strumento pianificatore straordinario che da quando è entrato in vigore sta dando i suoi frutti: il Piano Paesaggistico Provinciale (PPP).

Non ingessa il territorio ma lo fa sviluppare in modo “sostenibile”. Le aree costiere del Plemmirio, di Ognina/Fontane Bianche e dell’isola di Capo Passero si stanno salvando dal cemento e dalla speculazione grazie ai vincoli di tutela del PPP, quelli che  ovviamente non stanno bene a quella parte dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili che vorrebbe tornare al passato.
Gli ambientalisti non vogliono la mummificazione del territorio ma, interpretando le esigenze del momento e studiando gli errori del passato, pretendono il rispetto delle regole. Non è possibile  tollerare l’irrefrenabile voglia di continuare a versare cemento in una città che è cresciuta a dismisura a livello urbanistico malgrado abbia subito una contrazione demografica. (Fabio Morreale)

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