Natura Sicula, assistita da un collegio difensivo composto dagli avvocati Corrado V. Giuliano, Salvatore Nanè, Desiree Fonte e Maria Burgio, ha depositato un formale ricorso presso la sezione di Catania del TAR, con il quale chiede l’annullamento del decreto ministeriale di compatibilità ambientale (VIA) rilasciato lo scorso 15 aprile 2026. Il provvedimento dà il via libera alla rielaborazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’approdo turistico “Marina di Siracusa” nel Porto Grande, proposto dalla società S.P.E.R.O. s.r.l.
L’opera, dal valore dichiarato di oltre 60 milioni di euro, prevede una colmata artificiale a mare, un molo foraneo lungo 520 metri, dragaggi di 133 mila metri cubi di fondali e la predisposizione di ormeggi per 267 imbarcazioni, accompagnati da nuove strutture edilizie a terra (ristoranti, uffici, parcheggi e officine).

Per l’associazione ambientalista, attiva da due decenni sul territorio con centinaia di interventi a tutela della biodiversità il progetto sorge in un’area sottoposta a vincoli rigidissimi.
Il Porto Grande è infatti tutelato dal Vincolo Paesaggistico del 1988 ed è parte integrante del Sito UNESCO “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”.
Il ricorso evidenzia come l’approvazione sia avvenuta violando il Piano Paesaggistico provinciale. Gli avvocati dell’associazione mettono in luce un percorso istruttorio ritenuto lacunoso, contraddittorio e viziato da “ripensamenti” dell’ultimo minuto da parte degli enti di tutela. Inizialmente la Soprintendenza di Siracusa aveva espresso parere negativo sulle costruzioni nell’area archeologica, successivamente, nel marzo 2026, ha modificato la propria cartografia, affermando che gli interventi ricadevano nel paesaggio limitrofo, rilasciando un’autorizzazione paesaggistica definita “perplessa”.
La stessa autorizzazione impone di ridurre “significativamente” la diga foranea di 520 metri, senza specificare di quanto, rinviando di fatto la reale valutazione di compatibilità a modifiche future del progetto esecutivo, pratica vietata dalla legge. Nel ricorso viene contestato l’uso di dati scientifici obsoleti. La Valutazione di Impatto Ambientale si basa su analisi idrauliche, idrodinamiche e sulla caratterizzazione dei sedimenti risalenti al 2010- 2011.
“Rilasciare un’autorizzazione nel 2026 basandosi su dati vecchi di quindici anni” – scrive l’associazione – “viola il principio di precauzione. In questo arco di tempo la costa è mutata e l’area ha subito gravi eventi alluvionali che hanno modificato i fondali. Inoltre” – prosegue Natura Sicula – “lo studio delle biocenosi marine (la flora e la fauna dei fondali) è stato firmato da un botanico e non da esperti in biologia marina”.
Inoltre, il progetto non terrebbe conto del potenziale danno ai vicini siti della Rete Natura 2000 (“Saline di Siracusa e Fiume Ciane” e “Capo Murro di Porco”), così come non calcolerebbe l’impatto cumulativo con la vicina area militare dell’Idroscalo e non avrebbe coinvolto il Consorzio Plemmirio, gestore dell’AMP confinante, escludendo del tutto l’analisi dei rischi sui fondali protetti.
(foto: immagine satellitare da googlemaps)
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