E’ inqualificabile il danno economico e d’immagine che la Sicilia sta subendo, con un aeroporto, quello di Catania, quinto scalo in Italia per numero di passeggeri, bloccato e messo ko dall’eruzione dell’Etna. Migliaia di viaggiatori stremati, lasciati allo sbaraglio senza informazioni e senza assistenza, ne stanno pagando le spese.

E non si tratta solo di turisti che, c’è da giurarci, difficilmente torneranno in Sicilia, perché bloccata a Catania, o sballottata come pacco postale negli altri aeroporti dell’isola, c’è anche tanta gente che viaggia per motivi di lavoro, di studio e, soprattutto, di salute.
C’è gente che deve recarsi negli ospedali del nord per sottoporsi a delicate e costose terapie e che, invece, si ritrova ad affrontare una odissea, un incubo per quello che doveva essere un viaggio di appena un’ora e mezza.
E che dire dei danni al comparto del turismo, con le strutture ricettive, soprattutto del sud est, alle prese con centinaia di disdette delle prenotazioni perché, è chiaro che, con un quadro simile i turisti scelgono altre località.
Adesso tutti, politica, sindacati, organizzazioni varie, invocano un “piano B”, ma la domanda dell’uomo della strada è una sola: “l’Etna esiste da sempre, perché non ci hanno pensato prima ad organizzare questo benedetto “Piano B”?
Intanto, sentiamo di cifre spropositate che vengono chieste per trasportare i viaggiatori (a proprie spese) negli altri aeroporti perché, in Sicilia, purtroppo, nelle emergenze c’è sempre qualcuno che ci deve speculare.
Per la cronaca, ricordiamo che a Fontanarossa le attività di volo restano sospese fino alle ore 02 di venerdì 14 agosto. Altro che buon ferragosto in Sicilia!!!
(foto: fermoimmagine TG3 Rai)
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