Coronavirus, il garante dei diritti dei detenuti di Siracusa visita il carcere di Cavadonna

Il garante dei diritti delle persone private della libertà del comune di Siracusa, Giovanni Villari, ha fatto visita nella casa di reclusione di Cavadonna, che, con i suoi 680 detenuti, è la seconda in Sicilia per numero di ospiti. La visita di Villari, all’indomani del DPCM 8 marzo che vieta anche le visite dei parenti ai detenuti, è stata necessaria per  verificare la situazione che si vive a Cavadonna, in un momento in cui le carceri  italiane stanno registrando proteste. Anche a Cavadonna si sono vissute ore di tensione, con un gruppo di detenuti che ha dato alle fiamme lenzuola ed arredi. Il tentativo di rivolta è stato, poi, sedato grazie all’intervento degli agenti della Polizia penitenziaria.

I reclusi lamentano anche di non percepire l’applicazione delle misure igieniche di prevenzione del contagio e temono che gli stessi agenti di Polizia penitenziaria e i medici possano essere, a loro volta, untori. “La direzione del carcere e il comando della Polizia penitenziaria” – ha detto Giovanni Villari – “hanno dimostrato attenzione e apertura al dialogo, per evitare l’insorgere di vere e proprie sommosse”. Per compensare la sospensione delle visite parenti, ad ogni detenuto è concesso di effettuare una telefonata al giorno della durata massima di 5 minuti e una videochiamata skype, secondo i mezzi a disposizione della struttura. “La situazione attuale” – conclude Villari – “necessita di una maggiore attenzione da parte della magistratura di sorveglianza che, unitamente alla direzione, può disporre misure alternative necessarie”.

(foto: il garante dei diritti dei detenuti del comune di Siracusa, G. Villari)