
All’aeroporto “Vincenzo Bellini” di Catania si è ripreso a volare e, piano piano, si sta tornando alla normalità. E’ chiaro, però, che quanto accaduto durante questa settimana da incubo non può essere cancellato con un colpo di spugna anche perché adesso, stanno venendo alla luce situazioni particolari che non possono non richiedere qualche riflessione. Per esempio, da più parti, si va dicendo che l’aeroporto di Catania non doveva nascere in quella zona, a causa della vicinanza di un vulcano attivo e che si sapeva del rischio eruzione.
Leggendo simili dichiarazioni, però, l’uomo della strada si pone alcuni interrogativi: come mai, per esempio, se quell’aeroporto non doveva nascere a Fontanarossa, nel corso degli ultimi decenni si è continuato ad investire in progetti di ampliamento e si sono spesi fiumi di soldi per potenziare uno scalo che, a questo punto, è risultato assai vulnerabile?
Se si sapeva, già, che la posizione era poco felice, per via del rischio Etna, perché quei soldi non venivano destinati alla realizzazione di un nuovo aeroporto che, oggi, certamente, sarebbe già stato costruito? E, ancora: come mai non si è deciso di dirottare tutte le attività a Sigonella, visto che stranamente e “miracolosamente”, in questi giorni, quell’aeroporto è rimasto operativo nonostante l’eruzione dell’Etna?
Una ventina di anni addietro, si registrò una situazione simile a quella di questi giorni quando, a causa di una eruzione, l’aeroporto di Catania rimase chiuso diverse settimane. In quella occasione, però, se la memoria non ci inganna, le attività di volo vennero spostate alla Base Nato di Sigonella ed i disagi per i passeggeri di Fontanarossa furono quasi impercettibili.
Oggi, invece, ci ritroviamo con danni incalcolabili, sia materiali che di immagine, perché è chiaro che chi è incappato in questo incubo, una volta rientrato a casa, difficilmente parlerà bene della Sicilia e, soprattutto, dell’aeroporto di Catania, scalo che, adesso, qualcuno propone di spostare da qualche altra parte, come se si trattasse di traslocare due armadi, due reti e due materassi da un posto all’altro della città! Ricordiamociche, appena tre anni fa, sempre in piena stagione estiva, a causa di un banale corto circuito ad una stampante, il “Vincenzo Bellini” rimase chiuso, guastando le vacanze a migliaia di passeggeri.
E le migliaia di passeggeri, che hanno vissuto questa “Odissea della settimana di Ferragosto 2026”, si vedranno risarciti per i danni subìti? E chi pagherà? Entro quale scadenza? A parte le rassicurazioni di queste ore, è facile immaginare che non sarà così semplice ma che, invece, bisognerà spendere altro denaro, fare ricorso alla carta bollata, agli avvocati e attendere chissà quanto.
In Italia, purtroppo, si sa come funzionano certe cose: il danno lo subiamo oggi, ma il risarcimento, sempre ammesso che arrivi … lo vedranno i nostri nipoti!!
(foto: archivio siracusa2000)
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